Convento S. Salvatore

Convento Francescano S. Salvatore di Portoferraio

Convento S. Salvatore e la Chiesetta di S. Cerbone; l’Elba non fu mai ambita residenza di Comunità religiose maschili, ad eccezione di due Ospizi o Eremi dei Camaldolesi e due Conventi Francescani. Uno di questi ultimi fu aperto nel 1421 dagli Osservanti presso la Chiesetta di S. Cerbone nella valle di Marciana, ma, a causa del clima rigido e dei pericoli del mare che i religiosi dovevano incontrare per recarvisi, fu chiuso dopo circa cinquant’anni di vita stentata. Pare che i pericoli del viaggio marittimo non fossero solo immaginari, perché il primo Guardiano del Convento di Vetreta a Massa Marittima, inviato dai Superiori a San Cerbone nell’Elba, annegò durante il viaggio di ritorno. Ritornarono i Francescani all’Elba quando fu fondata Cosmopoli da Cosimo I dei Medici che vedendo «la penuria di messe, confessioni ed altre cose ecclesiastiche nella nuova città», dice un cronista, per provvedere vi apri un convento di Osservanti intitolato “Convento S. Salvatore” e si impegnò a mantenere 12 o 13 frati passando loro il vitto uguale a quello degli studenti della Sapienza di Pisa. Il primo nucleo di religiosi inviati dal Ministro della Provincia Francescana, Fra Berardo Draconcini, confessore di Cosimo, era costituito da un Vicario, da un predicatore e due frati. Poco dopo nel Capitolo o Congregazione fu nominato anche un Guardiano. Ben presto i frati raggiunsero il numero di dodici. Insieme al Convento fu anche iniziata la costruzione della Chiesa dedicata a S. Salvatore, che ebbe nove altari e fu consacrata il 17 settembre 1606 dal Vescovo diocesano Alessandro Petrucci. Mentre il Convento era assai povero ed anche il fabbricato non era riuscito felicemente, la Chiesa invece fu arredata con magnificenza ducale e fornita di lampadari e candelieri d’argento. Secondo le cronache francescane nel Convento di Portoferraio visse e morì in concetto di santità per la sua eroica povertà e carità, un frate laico, fra Battista da Rontano della Garfagnana.



Fra Battista e il Convento S. Salvatore

Fra Battista nel 1563 si trovava nel convento di Fiesole e faceva da ortolano, quando il suo Guardiano, fra Dionisio Pulinari, invitato a partecipare ai Capitolo della Provincia Toscana, nel partire gli domandò se desiderasse qualcosa. «Se fosse possibile, rispose, vorrei che non mi destinassero al Convento S. Salvatore dell’Elba, però, soggiunse, farò sempre l’obbedienza». Invece proprio nel Capitolo fu presa la decisione di mandare a Portoferraio fra Battista, nonostante che il suo Guardiano tra gli altri motivi per evitarlo accampasse anche quello della santità di vita del buon laico. I superiori maggiori si basarono sullo stesso motivo della santità di fra Battista per mandarvelo. Quando le decisioni del Capitolo giunsero nel Convento di Fiesole, fra Battista si trovava nell’orto intento al lavoro ed alcuni frati dalla finestra gli gridarono: «Oh fra Battista, sono giunte notizie del Capitolo e voi dovete andare all’Elba. Venite su che in questo momento vi sono alcuni frati che devono andare a Firenze e se voi volete potete andar subito con loro», «Sia lodato Iddio» rispose fra Battista, che riposta in disparte la zappa e lavatesi le mani, senza neppure entrare nel convento, prese subito la via per seguire l’obbedienza, essendo tanto povero che non aveva nulla da prender nella cella. Pari alla sua obbedienza e povertà fu la sua carità.

Fra Battista raggiunge Portoferraio

Si trovavano a Portoferraio molti confinati, abbandonati da tutti e privi di tutto. Fra Battista ne divenne l’amico e il sostegno. Alcuni, trovati sfiniti e vicini a morire, li prendeva sulle spalle e li portava nella sua cella dove più di uno di questi infelici morì. Quando anche fra Battista mori, la Chiesa non era ancora terminata ed i frati lo seppellirono vicino al Convento. In quel luogo abitava un Capitano della Milizia granducale che si lamentò con il Guardiano del fetore che secondo i suoi servi mandava il cadavere e dette ordine di riaprire la tomba e togliere il cadavere e seppellirlo altrove. Alla presenza dei frati e del Capitano si cominciò subito a scavare sopra la tomba di fra Battista; ma appena furono date due o tre zappate si diffuse all’intorno un odore cosi soave che il Capitano stesso pregò i frati di lasciare intatto il sepolcro di un uomo così santo da diffondere anche da morto il profumo della sua santità.

Il cronista cinquecentesco che ci ha tramandato il racconto della vita e sepoltura di Fra Battista di sapore storico-leggendario come i Fioretti, riporta altri particolari del Convento S. Salvatore o come allora dicevano del Luogo di Portoferraio.


Convento e Chiesa

Fin dai primi anni il Convento S. Salvatore ebbe il dormitorio, il refettorio, la cucina, la canova e l’orto ma rimase dei tempo privo della chiesa e perfino della cisterna. Il rifornimento idrico di Portoferraio doveva costituire una grave preoccupazione anche ai tempi del nostro Cronista il quale continua ancora nel far notare come l’impegno di provvedere la mensa dei frati nei modi e nei termini di quella degli studenti della Sapienza di Pisa, non fu affatto mantenuto, anche se salva il Granduca, ma riversa tutta la colpa sugli agenti ducali. Forse il Cronista non tenne presente che il Duca Cosimo era morto e quindi il Padre Draconcini, confessore del defunto Duca, non godeva più a corte grande autorità. Certamente il Padre Pulinari, cosi si chiamava il Cronista, era di temperamento un po’ impetuoso, e con facilità scriveva che era più facile mettersi d’accordo con gli spiriti infernali che con gli agenti ducali, che il Convento di Vetreta presso Massa era per causa della malaria e dei miasmi della lavorazione granducale del vetriolo, un carnaio, dove avrebbe volentieri mandato tutti i frati che avevano dato il parere favorevole a riaprire quel convento. Ma ritornando al Convento di Portoferraio dice che la mensa era modesta quale si conveniva al grado dei poveri fraticelli Osservanti. Il Convento, oltre che dalla santità di fra Battista, fu illustrato dalla dottrina di alcuni francescani come fra Paolo da Pisa che v’insegnò nel 1585.

Chiusura del Convento

Soppresso il Convento nel 1802, la chiesa e l’annesso edificio conventuale furono in seguito adibiti a caserma fino all’ultima guerra, e conservano ancora, nonostante alcune aggiunte, intatte le linee architettoniche di costruzione sacra e religiosa. Chi sale alla chiesa della Misericordia, o alle Viste, nota subito l’ex chiesa e l’ex convento con il chiostro dagli archi ben visibili benché riempiti con pareti. Come per più secoli questi edifici hanno saputo conservare un aspetto che esprime chiaramente il loro carattere originario, così auguriamoci che le doverose riparazioni non guastino o manomettano questa costruzione cinquecentesca, se non erro di stile neoclassico. Con la partenza dei frati non si estinse in Portoferraio lo spirito francescano che anche oggi vi è tenuto vivo da una fiorente Congregazione del Terzo Ordine Secolare nella Chiesa della Misericordia cosi vicina all’antico Convento da esserne la più legittima erede e la continuatrice.

(Enrico Lombardi)


Ex convento S. Salvatore, oggi “Centro Culturale De Laugier”

Centro Culturale e Congressuale De Laugier.

L’ex convento S. Salvatore, ha ospitato i Padri Zoccolanti dell’Ordine dei Francescani, fino al divenire la base per l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Fondato a Portoferraio nel 1562 per volere di Cosimo I de’ Medici, per creare una rete di avamposti fortificati nel Mediterraneo, di cui l’Isola d’Elba sarebbe stata il punto focale per impedire gli assalti saraceni. Attuamente l’edificio storico accoglie un importante “Centro Culturale e Congressuale De Laugier” della città di Portoferraio, che nel tempo ha mantenuto la sua intitolazione all’ufficiale napoleonico di origine elbana Cesare De Laugier.


Dove si trova l’Ex convento S. Salvatore

Oggi nell’ex convento, si trova il centro culturale De Laugier, all’interno del centro storico di Portoferraio; entrati da Porta a Mare, seguiamo per il Municipio dove ci resta ben visibile la Salita Napoleone. A mezza via sulla sinistra individuiamo il grande piazzale ed il Centro Culturale De Laugier.


Posizione del Centro De Lauger